Seminari
Il credito informale, improprio, invisibile.
13-14 settembre 2012
Il tema del credito tra il basso medioevo e la prima età moderna da tempo non è più una questione che si possa relegare a situazioni marginali, legate alla mera sfera del bisogno o dei grandi affari. Gli studi convergono nel restituire il quadro di una società legata all’attività creditizia in tutti i suoi strati per nodi molto stretti. Si è sviluppata altresì la consapevolezza che gli apparati tradizionalmente riferiti all’attività feneratizia (banchieri, cambiatori, monti di pietà) non avessero l’esclusiva del settore: l’attività di questi professionisti del credito non appare sufficientemente estesa da riuscire a sostenere da sola l’immenso volume della richiesta di denaro e la variabilità delle sue pertinenze. Le fonti più variegate, indifferentemente in campagna e in città, rivelano una catena spesso lunga e impreveduta di prestiti che legano le persone più diverse, per le più diverse ragioni. Il velo che copriva questo larghissimo traffico di denaro, forse dovuto anche a un pregiudizio della storiografia, si solleva considerando documenti alternativi a quelli direttamente riferiti all’attività dei feneratori tipici e dichiarati: testamenti, contabilità, libri di famiglia, lettere, carte processuali. Si ridisegna allora un fitto quadro costituito a volte da dati casuali e sporadici, altre più regolari o passibili di una sistematizzazione: il prestatore cristiano costretto alla restituzione delle usure in cambio dell’assoluzione e della sepoltura; la figura del notaio che sempre più si staglia come elemento fondamentale nel mettere in contatto la domanda e l’offerta di credito e probabilmente nel costruirne il meccanismo di volta in volta più adeguato; in età moderna la straordinaria attività svolta in ambito creditizio dai conventi maschili e femminili; la monaca o il monaco che prestano al convento stesso, il mercante che vende a credito la materia prima agli artigiani, il padrone che anticipa beni e denaro al lavoratore agricolo, il vicino di casa al vicino di casa, il suocero al genero, il comune agli artigiani e così via.
Se ne ricava l’immagine di una società in cui il denaro era cronicamente scarso e in cui l’inventiva, la capacità e la preparazione tecnica supplivano in una molteplicità di modi: anziché ritirarsi nella soluzione dello scambio in natura chi aveva bisogno di denaro cercava gli strumenti per rispondere con pertinenza a questo preciso problema.
Posta dunque questa premessa, il convegno si pone l’obiettivo di conseguire una prima mirata organizzazione delle informazioni che da queste fonti, finora considerate laterali, possono effettivamente collezionarsi. Le si considererà alla stregua di fonti primarie poiché riguardano un argomento che in questa sede viene posto al centro dell’osservazione e si entrerà quindi pienamente nel merito della loro specifica notizia. Ciò che si chiede ad ogni studioso nell’osservazione di questi scambi di denaro e adattando la domanda al singolo caso, è di indicarne le caratteristiche più concrete: descrivere quale fosse la forma del prestito considerato, quale l’ entità media delle somme prestate (per permettere di tarare la misura dei casi particolari), quali fossero le garanzie, come possiamo essere certi della restituzione avvenuta, come il creditore potesse rivalersi rispetto ad una mancata restituzione, quanto fosse scoperta l’operazione o come eventualmente venisse dissimulata. Si intende insomma andare alla ricerca e quindi procurare valori e approssimare unità di misura per valutare la frequenza, la sostanza e la struttura di questi prestiti, dare una o tante fisionomie alle persone coinvolte, alle loro condizioni e alle situazioni usitate.
Macro aree tematiche:
1) Il credito informale
(fra privati, reti di vicinato e di parentela)
2) Il credito improprio
(credito erogato da enti non vocati al credito: ospedali, confraternite, monasteri)
3) Il credito alle attività produttive
(tecniche e forme di finanziamento alle imprese)
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