I Monti di Pietà tra Otto e Novecento
di Massimo Fornasari
La "spoliazione napoleonica" rappresentò per la quasi totalità dei Monti di pietà della penisola una formidabile e drammatica cesura nella loro plurisecolare evoluzione.
Da un punto di vista funzionale essi non furono più in grado di recuperare la complessità di compiti che erano venuti svolgendo in età moderna; da un punto di vista istituzionale essi persero l'autonomia amministrativa, venendo raggruppati nelle Congregazioni di carità napoleoniche, istituite con un provvedimento del 1807. Questo provvedimento doveva in realtà risultare temporaneo, perché nel corso della successiva età della Restaurazione i Monti di pietà riacquistarono quasi ovunque l'autonomia: segno inequivocabile che la loro azione, per quanto ridotta quasi esclusivamente all'esercizio del credito pignoratizio, non veniva percepita alla stregua di un intervento meramente assistenziale.
Ma nel corso del primo Ottocento nuovi e potenti concorrenti si affacciarono sul mercato del credito: tra essi un ruolo di rilievo, per la forte carica etica che ne animava l'originaria ispirazione, fu assunto dalle Casse di Risparmio, le quali propugnavano valori di previdenza e educazione al risparmio in parte ereditati dagli stessi Monti di pietà, con i quali condividevano la lotta all'usura.
Fu forse per effetto di questi mutamenti che dopo l'Unificazione i Monti di pietà vennero assimilati ad enti assistenziali, disciplinati dalla legge del 1862 sulle Opere pie, e nuovamente concentrati nelle Congregazioni di Carità previste dalla normativa sull'assistenza del nuovo Regno. A questo stato di cose cercarono di reagire gli amministratori dei principali Monti di pietà, i quali dettero vita ad un vero e proprio gruppo di pressione che, costituitosi in Associazione, portò, nel 1898, all'approvazione di un provvedimento che riconosceva la loro duplice natura di istituti di beneficenza e di credito. Tale provvedimento ne rilanciò in parte le attività di raccolta e di prestito, costituendo la premessa necessaria per i due successivi atti legislativi approvati tra le due guerre: il primo, del 1923, operò una distinzione tra i Monti di prima e seconda categoria, attribuendo ai primi la natura di istituti di credito e assimilandoli alle Casse di Risparmio; il secondo, risalente al 1938, ribattezzò i Monti di pietà col termine di Monti di credito su pegno, e provvide a disciplinare l'attività di quelli di seconda categoria. In questo modo la storia dei Monti di pietà si rinnovava e, almeno in parte, si adeguava alle mutate condizioni economiche e sociali del nostro paese.