I Monti di Pietà in età Moderna
di Massimo Fornasari
L'evoluzione dei Monti di pietà in età moderna
seguì linee originali, riconducibili alla diversità degli ambiti
istituzionali ed economici in cui essi si trovarono ad operare. Sebbene il
tentativo di giungere alla determinazione di un unico modello organizzativo
e gestionale sembri pertanto destinato ad essere frustrato, è possibile
indicare alcune linee comuni nell'evoluzione di tali istituti.
A partire dagli anni della Controriforma, quasi ovunque in
Italia si giunse anzitutto ad una ridefinizione del loro funzionamento, o attraverso
la creazione di nuovi Monti accanto a quelli già operanti, oppure
attraverso l'aggiornamento delle norme statutarie, nell'intento di renderli
più efficienti nel perseguire i loro scopi istituzionali.
Accanto a tale tendenza se ne sviluppò un'altra in
base alla quale i Monti affiancarono all'attività di prestito su pegno
altre importanti funzioni, che in certi casi li trasformarono in organismi
centrali della politica economica cittadina. Dal lato della raccolta i Monti
di pietà iniziarono ad accettare i depositi giudiziali e volontari,
remunerati con un interesse, e in alcuni casi ad accendere censi passivi con
privati; dal lato dell'attivo assai frequentemente concedevano prestiti alle
magistrature cittadine, che dovevano fronteggiare spese straordinarie in occasione
ad esempio di crisi alimentari o di passaggi di truppe; accendevano mutui ipotecari
con privati; dispensavano doti a fanciulle povere; svolgevano funzioni di tesoreria
per conto degli istituti assistenziali operanti nella comunità.
Anche per tali motivi il governo dei Monti era ambito dai
patriziati locali e in più di una circostanza gli ufficiali preposti
al loro controllo si macchiarono di abusi amministrativi e illeciti finanziari.
Frequenti furono inoltre le dispute giurisdizionali che opposero i loro dirigenti
e amministratori ai Vescovi, cui spettava, secondo i canoni del Concilio di
Trento, la supervisione dell'istituto. Si trattava di sviluppi che ne testimoniavano
la vitalità e ne scandirono l'evoluzione verso un modello di vero e
proprio "banco pubblico".
Questa evoluzione fu interrotta quasi ovunque in Italia dall'arrivo,
nell'estate del 1796, dei Francesi che informati delle ricchezze contenute
nei loro forzieri li spoliarono "per diritto di conquista". La successiva,
rapida ricostituzione dei Monti, se rappresenta la testimonianza più eloquente
della loro indispensabile funzione di erogatori di prestito al consumo a miti
tassi di interesse, non consentì tuttavia di riportarli alla complessità istituzionale
assunta per gran parte dell'età moderna.