Inquietudini: l’Istituto Aldini Valeriani si confronta le opere d’arte delle Collezioni Comunali e gli scritti di Lea Melandri

In continuità con le precedenti tappe Di bocca in bocca alla Pinacoteca Nazionale nel 2018 e Come se fossi io, tu al Museo Davia Bargellini nel 2019, Inquietudini è la terza configurazione assunta dal progetto Anima Esposta, ideato e realizzato da Ateliersi, collettivo di produzione artistica che opera nell’ambito delle arti performative e teatrali attraverso workshop rivolti alla cittadinanza.

Per la prima volta è stato coinvolto un istituto scolastico, l’Istituto Aldini Valeriani, che ha messo in campo 14 ragazze e 10 ragazzi della classe 3C di Grafica e Comunicazione. I partecipanti al laboratorio hanno esplorato le sale museali per scegliere un’opera su cui lavorare in cui si erano riconosciuti per la postura del soggetto, l’espressione, la relazione con il contesto e con le altre figure rappresentate.

L’interazione site specific con il patrimonio permanente delle Collezioni Comunali d’Arte è avvenuta con la collaborazione dei Musei Civici d’Arte Antica dell’Istituzione Bologna Musei. Grazie al sostegno della Fondazione del Monte la partecipazione a Inquietudine è stata completamente gratuita sia per gli studenti sia per la scuola.

I partecipanti hanno lavorato anche sul piano linguistico e di produzione teatrale performativa grazie alla lettura dei materiali della giornalista e saggista Lea Melandri, risalenti al periodo, tra 1981 e 1983, in cui curava la conduzione di una rubrica epistolare intitolata Inquietudini sul settimanale Ragazza In. Da qui il titolo il progetto.

Le misure di contenimento dell’emergenza COVID-19, a pochi giorni dall’inizio del progetto, hanno imposto la necessità di rimodulare le tempistiche e metodologia di svolgimento di tutte le fasi, mantenendone però inalterato l’obiettivo principale: la sperimentazione pratica delle proprie potenzialità espressive e immaginative da parte dei giovani cittadini coinvolti.

Il percorso di dialogo identitario di ogni partecipante con una lettera e un ritratto si è trasferito on line, davanti alla webcam. Secondo il Professore Canestri Trotti, che ha seguito la classe, questo avrebbe aiutato alcuni studenti a superare la timidezza. Durante l’intero workshop gli studenti e le studentesse sono stati attivi nella lettura, nella riflessione e nella condivisione collettiva dei pensieri. In questo senso il lavoro compiuto è frutto di un intreccio tra il percorso personale e il percorso condiviso con la classe.

La conclusione dell’intero percorso sarà suggellata da un reading drammaturgico aperto al pubblico, La mappa del cuore, ideato da Andrea Mochi Sismondi e Fiorenza Menni e con la partecipazione della stessa Lea Melandri sul palco dell’Oratorio di San Filippo Neri della Fondazione del Monte. A causa dell’emergenza sanitaria il reading è rimandato a data da destinarsi. Inoltre, appena le condizioni di sicurezza lo consentiranno, presso le Collezioni Comunali d’Arte ogni giovane partecipante potrà confrontarsi in presenza con il “proprio” ritratto scelto durante il workshop.

La relazione con le opere si pone all’interno di un più complessivo allenamento della concentrazione, che permette agli allievi di percepirsi dall’interno, di avere consapevolezza del modo in cui stanno muovendo – spiegano Fiorenza Menni e Andrea Mochi Sismondi di Ateliersi, che hanno guidato le dinamiche di interazione – Si tende alla costruzione di uno stato in cui l’allievo, incarnando il più precisamente possibile la figura, acquista consapevolezza dall’interno del suo corpo, cosa che può arrivare a permettergli infine di giocare a pensare “come se fosse” quel personaggio dipinto. Di pensare i pensieri di un altro. Ed ecco il teatro. Profondamente politico perché permette di accogliere dentro di sé l’altro da sé. Portando nella formazione i materiali del nostro stesso percorso artistico, anche in questo caso una caratteristica centrale è l’accostamento di elementi molto diversi (un settimanale pop come “Ragazza In”, una figura complessa di intellettuale come Lea Melandri e una serie di ritratti che spaziano nelle epoche del passato), un accostamento che allena gli allievi ad arditi collegamenti di immaginario e ad atletismi emotivi che espandono le loro capacità di concepire ciò che è possibile fare e pensare.