Brigata del Pratello, l’osteria formativa nel carcere minorile

All’Istituto Penale per Minorenni di Bologna nasce l’Osteria Brigata del Pratello, un progetto unico in Italia, sostenuto dalla Fondazione del Monte e realizzato grazie alla collaborazione tra lo stesso Istituto e FOMAL, ente per la formazione professionale nell’ambito della ristorazione.

Il progetto, presentato ieri presso il Centro di Giustizia Minorile, permetterà ai giovani detenuti di mettere in pratica le competenze acquisite come cuochi e camerieri nel corso di cene-evento aperte al pubblico a partire da gennaio. I ragazzi serviranno circa 50 coperti affiancati da professionisti come lo chef Mirko Gadignani, cuoco del Bologna Calcio. La sala è stata ricavata da un corridoio, sezione dell’antico chiostro del monastero quattrocentesco che oggi ospita l’Istituto Penale per Minorenni.

La Fondazione del Monte, che sostiene i laboratori del carcere minorile da diversi anni, è particolarmente orgogliosa di questo progetto per il suo duplice obiettivo: da un lato offrire una speranza e un futuro ai giovani che vivono nel carcere, dall’altro dare un’occasione ai cittadini «per vedere, in maniera costruttiva, una parte dei problemi della città», come spiega la Presidente Giusella Finocchiaro.

La Brigata del Pratello apre così un dialogo tra detenuti e cittadinanza per coinvolgere entrambi nel progetto di rieducazione ispirato ai principi della nostra Costituzione sul tema dell’utilità della pena. «Chi viene a cena contribuisce alla formazione personale e professionale dei ragazzi», dichiara Beatrice Draghetti, presidente di FOMAL.

Nel corso della conferenza stampa non è mancato il punto di vista dei ragazzi detenuti, di cui si è fatto portavoce Alfonso Paggiarino, direttore dell’IPM. «Per me è stata una scoperta, cioè ho scoperto una passione che pensavo di non avere», racconta uno dei ragazzi. «Il corso di ristorazione per me è la possibilità di imparare un mestiere e di trovare un lavoro», «non è solo cucina ma anche sapersi relazionare con i compagni di lavoro», scrivono altri. Sul timore nell’affrontare il progetto sono tutti d’accordo: «il rischio di fare brutte figure»!

«Tutto questo lo facciamo per i ragazzi, – aggiunge Paggiarino – è sempre per i ragazzi». E allora lasciamo l’ultima parola a uno di loro che riesce a riassumere tutto quello che c’è da dire: «La Brigata del Pratello è un grande passo per l’Istituto perché un ristorante all’interno di un carcere non è una cosa che si vede tutti i giorni»!