Habitat, la XV Giornata del Contemporaneo a Palazzo Magnani

Palazzo Magnani ha accolto ieri la quindicesima edizione della Giornata del Contemporaneo, appuntamento annuale di AMACI, questa volta presentata con il titolo Habitat. Dialoghi tra arte e natura.

Ma i dialoghi sono stati anche tra antico e contemporaneo. Infatti i lavori site-specific realizzati da sei artisti dell’Accademia di Belle Arti di Bologna – Noemi Bigelli, Gloria Dardari, Angela Grigolato, Rodolfo Liprandi, Golzar Sanganian e Xia Shafei – erano in diretta relazione con il contesto storico-architettonico di Palazzo Magnani. È stato questo l’Habitat del titolo.

Un esempio su tutti: al centro del chiostro di Palazzo Magnani è stata installata Lupercalia di Rodolfo Liprandi, un’opera in cui l’elemento vegetale dei rami rivive nella forma zoomorfa di lupa che rimanda al mito della nascita di Roma, tema degli affreschi nella Sala de’ Carracci. Lo stesso mito è stato reinterpretato nel ballo performativo All’inizio della città di Roma, a cura di Claudia Castellucci e Stefano Bartolini della Scuola Mòra.

In dialogo tra antico e moderno è stato ancora più letterale durante la visita guidata Una voce del Palazzo, quando l’attrice Giulia Quadrelli ha interpretato Rosetta, una serva di Lorenzo Magnani, interagendo con il mediatore Patrik Fongarolli e con il pubblico. «La base del lavoro è stata l’improvvisazione – spiega Giulia – anche perché abbiamo lavorato “a strati”: prima sul palazzo, quindi su un testo, poi sono arrivate le opere contemporanee e infine il lavoro funziona solo in dialogo con il pubblico».

Ultimo, ma non per importanza, il confronto tra i quadri di Palazzo Magnani e la sonorizzazione elettroacustica che li ha accompagnati per tutta la Giornata del Contemporaneo. La realizzazione di questo progetto ha impegnato quattro studenti – Simone Faraci, Michele Marchiani, Daniele Carcassi e Agnese Banti – per gli ultimi due mesi. «Abbiamo estrapolato i contenuti allegorici delle opere e le abbiamo calate in un contesto elettroacustico», spiega Michele. «Abbiamo cercato di creare una cornice sonora per questi quadri – continua Simone – sicuramente facendoci ispirare dal loro contenuto. Abbiamo impiegato paesaggi sonori sia naturali sia antropici, ma anche suoni elettronici, tra i quali è stata importante la voce come materiale sonoro».

L’intero evento è stato possibile grazie a un team curatoriale tutto al femminile e agli studenti del Dipartimento di Comunicazione e Didattica dell’arte dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, non solo per quanto riguarda le opere, ma anche per la cura delle grafiche, realizzate dagli studenti del corso di design grafico Lorenza Becchi, Federico Fontani e Daniele Putzu.