La coabitazione per le persone fragili

Ripensare insieme il mondo dell’abitare per creare un modello di comunità più coesa. È da questo presupposto che nasce “Abitare solidale”, un progetto dell’associazione di volontariato Auser, realizzato grazie al contributo della Fondazione del Monte e con il sostegno del Comune di Bologna, che vuole offrire a persone in situazione di disagio e che sono a rischio marginalità sociale, l’opportunità di condividere una casa. Persone anziane che vivono da sole in abitazioni troppo grandi e spesso circondate da barriere architettoniche, che hanno bisogno di un po’ di compagnia per combattere la solitudine, o persone che hanno difficoltà a sostenere i costi di gestione della casa mettono a disposizione la propria abitazione per condividerla con qualcuno che sta vivendo un momento di difficoltà economica e sociale.

Il progetto, che è nato in Toscana nel 2009, è attivo dal 2016 anche a Bologna, dove ha coinvolto 70 persone. “La Fondazione del Monte ha creduto fin da subito in questo progetto, investendo nella capacità di realtà come l’Auser di elaborare nuovi modelli di welfare, che possano supportare le persone fragili”, spiega Giusella Finocchiaro, presidente della Fondazione del Monte, che aggiunge: “Speriamo che l’impegno della Fondazione possa fare da volano per il coinvolgimento di altre realtà come la nostra, perché crediamo che la creazione di una rete che collabori su questi progetti possa essere lo strumento giusto per aiutare chi vive una situazione di difficoltà”.

Lo sportello Auser di piazza dell’Unità ha registrato fino ad ora 13 persone disposte a condividere gli spazi della propria casa. L’abbinamento con chi richiede di essere ospitato sarà il frutto di una lunga e meticolosa scelta da parte dei volontari dell’associazione e dei servizi sociali del Comune, in base alle richieste e alle necessità di ciascun partecipante. A Bologna le prime 4 esperienze di coabitazione si sono già concluse. “Sono durate alcuni mesi e questa per noi è una vittoria, perché vuol dire che tutti gli altri servizi cittadini si sono attivati in tempo. ‘Abitare solidale’ non è infatti una forma di cohousing, che prevede una lunga convivenza, ma piuttosto un esempio di transizione abitativa”, conclude Gabriele Danesi, responsabile nazionale del progetto.