“La scena che educa”: il teatro a scuola, la scuola a teatro

Quattro istituti coinvolti – una scuola secondaria di primo grado e tre primarie – per un totale di 23 classi. Sono i numeri del progetto “La scena che educa” che, grazie alla collaborazione tra l’IC8 e l’associazione culturale Altre Velocità, porta il teatro a scuola e la scuola a teatro.

Da 5 anni l’IC8 fa teatro in orario curricolare: gli insegnanti di italiano cedono parte delle loro ore per fare lezione di teatro, nel senso più ampio del termine. Di fatto, il teatro diventa così vera e propria materia di studio. “Fare teatro” e “guardare il teatro” sono i due punti cardine del progetto che, dal coinvolgere due classi solo pochi anni fa, per contagio nel corso dell’anno scolastico 2018-2019 è arrivato a 23.

“L’IC8 da sempre si è dimostrato attento al benessere scolastico e relazionale dei propri alunni – sottolinea Agnese Doria di Altre Velocità –. Da anni, grazie all’Itc di San Lazzaro, propone percorsi laboratoriali per lavorare su espressività, ascolto e riconoscimento di sé e degli altri, oltre che su una scrittura collettiva finalizzata alla scena. A questi percorsi si sono successivamente aggiunti quelli condotti da Altre velocità dedicati all’educazione allo sguardo che, posta al centro un’opera teatrale, prima di vedere lo spettacolo potessero dare degli strumenti di visione consapevole e, in un secondo momento, affrontassero il racconto critico di ciò che è visto”. Parte integrante di questa dinamica è proprio il progetto Crescere spettatori, realizzato con il contributo della Fondazione del Monte.

E sempre grazie anche alla Fondazione del Monte – oltre a Miur, Regione e Quartiere Porto Saragozza –, il progetto è potuto crescere, entrare in rete – a oggi sono tre i teatri coinvolti: il Laura Betti di Casalecchio, l’Itc di san Lazzaro, il Testoni Ragazzi di Bologna – e rilanciarsi: “Abbiamo voluto garantire a tutte le classi che lo desideravano la possibilità di godere di questa offerta, convinti della validità del teatro come strumento educativo”, conferma Giovanna Renzi, docente di italiano delle medie Guinizzelli dell’IC8. Sono i docenti a decidere in che misura aderire al progetto: se fare e vedere teatro, se fare solo i laboratori, se andare solamente a vedere gli spettacoli. Tutto è adeguato alle richieste e alle esigenze delle classi: “Ma una convinzione è comune a tutti: il teatro non ruba tempo al raggiungimento degli obiettivi educativi, anzi li potenzia”.

A questi percorsi si è ulteriormente aggiunto un corso di aggiornamento per insegnanti articolato in due momenti con l’obiettivo di confrontarsi sul perché si faccia teatro nelle scuole oggi, “rendendo più consapevoli dell’uso del teatro a scuola”, specifica Doria. “Perché ci ostiniamo ad andare a teatro? Perché lo scegliamo per le nostre classi? Come individuare lo spettacolo adatto? Sono queste alcune delle domande sulle quali proveremo a confrontarci”, conferma Renzi. Il primo incontro, organizzato il 3 aprile, è “L’arte della scena”: con Chiara Lagani di Fanny&Alexander, Daniele Villa di Sotterraneo e Federica Zanetti dell’Università di Bologna, si affronteranno le poetiche di due compagnie che hanno lavorato con la prima infanzia e con l’adolescenza usando il teatro come linguaggio. Il 14 ottobre sarà la volta de “L’arte di insegnare” con Chiara Guidi di Socìetas, che racconterà la propria esperienza di teatro con bambini, preadolescenti e giovani.

“La strada percorsa sin qui ci ha dato grandi soddisfazioni – conclude Giovanna Renzi –. È incredibile assistere a come, facendo e guardando il teatro, spesso emerga chi non riesce a emergere nei percorsi didattici. Gli alunni più passivi si trasformano. Queste attività sono molto impegnative anche dal punto di vista emotivo: i ragazzi devono mettersi in gioco, ma nel gruppo le difficoltà del singolo spariscono”.